Il Cerchio dell'Oracolo

Ascolta..il tempo si è fermato

Eccomi

Blogger: Sahira
Luce ed ombra di un sottobosco autunnale..brezza di un crepuscolo primaverile..aria frizzante di una tempesta invernale..soffio di libeccio di una notte d'estate..

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"Homework" - Herself
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Homework, the new album of Herself!

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Oh Muse sicule, alziamo un poco il tono del canto: non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici; se cantiamo le selve, le selve siano degne di un console. E' arrivata l'ultima età dell'oracolo cumano: il grande ordine dei secoli nasce di nuovo. E già ritorna la vergine, ritornano i regni di Saturno, già la nuova progenie discende dall'alto del cielo.[...]

Virgilio, Bucoliche, Egloga IV

 

All'Intero - cosa aggiungere?
Ha il "Tutto" un Reame più in là -
O l'Estremo un Ulteriore?
Oh, Sussidio di Balsamo!


Emily Dickinson
Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


(È difficile riuscire a pensare a un qualcosa che sia al di là del "tutto" che vediamo e in cui viviamo, un qualcosa che probabilmente è solo nella nostra immaginazione, nella nostra mente imperfetta che per riuscire a vivere ha bisogno del sussidio di un dolce e balsamico sogno di immortalità.)

Postato da: Sahira a 13:24 | link | commenti |

poesia

martedì, 05 agosto 2008
 

Ore


Le Ore erano sorelle delle Moire e venivano considerate le portinaie dell'Olimpo.

In origine erano tre e simboleggiavano il regolare scorrere del tempo nell'alterna vicenda delle stagioni (primavera, estate ed autunno fusi insieme, inverno); poi ne fu aggiunta una quarta (allusione all'autunno); in epoca romana finirono col personificare le ore vere e proprie, divenendo 12 e da ultimo 24. Le ore si presentano in duplice aspetto:

in quanto figlie di Temi (l'Ordine universale) assicuravano il rispetto delle leggi morali;
in quanto divinità della natura presiedevano al ciclo della vegetazione.

Questi due aspetti spiegano i loro nomi:

Eunomia, la Legalità;
Diche, la Giustizia;
Irene, la Pace;

oppure:

Tallo, la Fioritura primaverile;
Auso, il Rigoglio estivo;
Carpo, la Fruttificazione autunnale.

Le Ore sorvegliavano le porte della dimora di Zeus sull'Olimpo (le aprivano e le richiudevano disperdendo o accumulando una densa cortina di nuvole), servivano Giunone - che avevano allevata -, attaccavano e staccavano i cavalli dal suo cocchio e da quello di Elio; inoltre facevano parte del corteo di Afrodite - insieme con le Cariti - e di Dioniso.

Gli antichi le rappresentavano come leggiadre fanciulle stringenti nella mano un fiore o una pianticella, immaginandole peraltro brune ed invisibili con riferimento alle ore della notte; ma, se si eccettua un presunto matrimonio di Carpo con Zéfiro, non ne fecero le protagoniste di alcuna leggenda. Le onoravano con un culto particolare ad Atene (dove fu loro consacrato un tempio), ad Argo, a Corinto, ad Olimpia.

Postato da: Sahira a 21:44 | link | commenti |

miti e leggende, culto

martedì, 29 luglio 2008
 

Dove l'altopiano roccioso
Di Sleuth Wood si tuffa nel lago,
Lì giace un'isola di foglie
Dove il battito d'ali degli aironi
Sveglia gli assonnati topi d'acqua
Lì abbiamo nascosto i tini delle fate,
Colmi di bacche
E delle più rosse ciliege rubate.
"Vieni via, Oh bambino umano
Verso l'acqua ed il selvaggio
Mano nella mano, con una fata,
Al mondo ci sono più lacrime di quanto tu possa capire."
[...]

The Stolen Child
William Butler Yeats, 1886

 

stolen_child_ARackham

Stolen Child, Arthur Rackham

Postato da: Sahira a 09:43 | link | commenti (7) |

poesia

lunedì, 14 luglio 2008
 

A confermare Tutti gli studiosi
Nella giusta Opinione
Che l'Eloquenza è quando il Cuore
Non ha una Voce da offrire.


Emily Dickinson

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli

(Quando le parole non contengono il tocco di sincerità e calore che viene dal cuore, il discorso diventa vuota e fredda eloquenza. Ma anche: è giusto pensare che i sentimenti più veri, più eloquenti, siano quelli vissuti in silenzio.)




John Constable_Nuvens

John Constable, Nuvens

Postato da: Sahira a 11:00 | link | commenti (5) |

poesia

mercoledì, 09 luglio 2008
 

Arcade

Figlio di Zeus e della ninfa Callisto. Insegnò agli uomini a seminare i cereali, a filare la lana e a fare il pane. Diede il nome all'Arcadia. Tramutato in orso fu assunto in cielo insieme alla madre, a sua volta trasformata in orsa, per formare le costellazioni dell'Orsa Maggiore e Minore.


[…] pur essendo un'orsa, si spaventa se scorge un orso sui monti, ha terrore dei lupi, sebbene un lupo fosse suo padre. Ed ecco apparire, sul punto di compiere quindici anni, Arcade, nipote di Licàone, che nulla sapeva della madre.
Mentre insegue la selvaggina, sceglie gli anfratti più adatti e circonda con maglie di rete i boschi dell'Erimanto, s'imbatte in sua madre. Quando lo vede, lei s'arresta come se lo riconoscesse; ma Arcade, all'oscuro di tutto, di fronte a quegli occhi che immobili lo fissavano senza sosta, s'impaurisce e arretra; quando poi lei accenna ad avvicinarsi, è lì per trafiggerle il petto con un dardo micidiale. Ma l'Onnipotente l'impedì: rimovendoli entrambi, rimosse il delitto, e sollevatili in aria con un turbine di vento, li pose nel cielo facendone due costellazioni contigue.

(Ovidio, Metamorfosi II)

Postato da: Sahira a 17:50 | link | commenti (2) |

miti e leggende



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